Territorio e Risorse Naturali


FaggetoPaese del Parco Nazionale d'Abruzzo, offre paesaggi stupendi, dalla natura ancora incontaminata: l'ampio pianoro erboso di Vallefiorita (a 1400 metri di altezza), i Monti della Meta e delle Mainarde, i prati della "Fosse" ,   i folti boschi  di faggio e l'acero  di valle Ura  con una  circonferenza di oltre 6 metri con alcuni faggi unici nel loro genere per aver la forma del tronco contorta e molto spessa. Caratteristica anche la chioma molto larga.
Come in tutto l'Appennino Centrale, anche alle Mainarde, e quindi a Pizzone, le formazioni rocciose dominanti sono costituite da calcari, con qualche interposizione dolomitica, mentre nelle parti più basse affiorano formazioni marnose, argillose ed arenacee. È bene precisare, tuttavia, che si tratta di una delle aree geologicamente meno note dell'intero Appennino, che nasconde ancora vari enigmi insoluti e qualche vero e proprio «rebus» geologico: e che non mancherà forse di riservare ai ricercatori ulteriori sorprese.
Formazioni roccioseSono evidenti, lungo tutta la catena, i segni del glacialismo: circhi glaciali presso le vette maggiori, alcuni dei quali assai ben conservati; valli glaciali dal tipico profilo ad U, come nel magnifico pianoro delle Forme; depositi morenici dalla testata allo sbocco delle valli, come ai Biscurri e lungo la valle di Mezzo. Vi sono inoltre rocce montonate e, specialmente nel già ricordato pianoro delle Forme, grossi massi erratici. Si può inoltre riconoscere, benché meno vistosamente che in altre zone del Parco, il modellamento carsico: che offre una serie di doline, polje ed uvala, oltre a grotte, spelonche e cavità sotterranee, per la maggior parte ancora da esplorare compiutamente. L'erosione dei venti e delle acque ha lasciato tracce palesi, tra cui spiccano gole, calanchi e bellissime «marmitte dei giganti» del tipo di quelle ben visibili a chi si affacci sul rio Colle Alto, dal belvedere di fronte a San Michele a Foce.
Ben diversa, del tipo collinare più dolce e regolare, si presenta la morfologia alle quote inferiori: qui la cerchia dell'anfiteatro montuoso cinge radure, altipiani e pianure alluvionali, coltivati fin dall'antichità per la loro fertilità e ricchezza di acque, la più famosa delle quali è certamente quella dove sorge l'abbazia di Castel San Vincenzo. Notevole nei corsi d'acqua delle Mainarde è la formazione di anse e meandri, che imprimono un andamento mosso e irregolare al paesaggio fluviale e ripario, ancora ricco di aspetti genuini ed incontaminati.
Molte sono le attrattive delle Mainarde, ma una delle più cospicue è senz'altro costituita dalle sorgenti del Volturno, uno dei «fiumi sacri» d'Italia, il massimo corso d'acqua del nostro Mezzogiorno. Pur se imbrigliate e trasformate nel corso dei secoli, le cosiddette «fonti del Volturno» rappresentano ancor oggi un luogo di grande suggestione e ispirazione, cui doveva riferirsi l'archeologo Amedeo Maiuri accennando al suo avvicinarsi «in mezzo a filari di pioppi, alla pace delle sorgenti chiuse all'interno da un muro come entro il peribolo d'un tempio». Da qui partiva il famoso acquedotto augusteo di Venafro, opera grandiosa capace di riportare «alla religione delle acque e alla maestà dell'antica Roma».

Orso MarsicanoPer quanto concerne la fauna, la specie più importante dell’area è senza dubbio l’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus Altobello), la cui sottospecie è stata classificata dal medico e zoologo molisano Giuseppe Altobello. E’ una specie fortemente minacciata di estinzione e meritevole di tutela in quanto in tutta l’area del parco nazionale (55000 Ha, circa 100000 campi di calcio) il numero di individui è di molto inferiore alle 100 unità.


Il lupo appenninico vive in piccoli branchi un po’ in tutta l’area. Animale estremamente elusivo, tende ad evitare l’uomo e i suoi animali domestici, preferendo predare cervi e caprioli, in gran numero nell’area delle Mainarde.


Un gioiellino dell’erpetofauna italiana presente sulle vette è la vipera diOrsini: un piccolo serpente molto poco velenoso (assolutamente innocuo per l’uomo) che si nutre di cavallette e frequenta le praterie di quota e i pulvini di ginepro nano oltre il limite degli alberi.

Tra gli anfibi spicca la salamandrina dagli occhiali che si riproduce nel torrente Collealto nella forra di San Michele a Foce: è una specie endemica dell’Italia meridionale. Gli uccelli più interessanti sono il picchio di Lilford e l’aquila reale.

Aquila  reale, orso bruno marsicano, cervi ed altri ungulati popolano i folti boschi di faggio, scendendo non di rado a valle. Il Museo dell'Orso e l'Area faunistica dell'Orso Bruno Marsicano sono parte della diversificata offerta di Pizzone, che sintetizza il meglio di se nelle giornate di folklore e gastronomia dei mesi estivi.

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