Il paese è adagiato su uno sperone del monte Mattone, a 730 metri sul livello del mare. Come ricorda L. Iannelli ne La storia di Pizzone, «Pizzo equivale ad angolo remoto, recesso […] e potrebbe essere il significato primigenio di Pizzone […]».
Il paese è chiuso da due rivi: il primo a occidente scende dalle Forme, Iannini, Vallecorda, un tempo alimentava due mulini, e si unisce a valle al rivo di Collealto, ossia di San Michele, l’altro rivo scende da settentrione ed è chiamato Iemmare (un tempo Fiumare e che attraversa le frazioni di Aramerdaria e Ommero). Lo Iemmare trae origine dall’Acquasparta, confluisce nel torrente Rienziere e poi nel Volturno sotto il mulino che fu nell’800 di don Alessandro Martino. Pizzone conta due fontane di acqua potabile, una a occidente detta Fonte Lunga, l’altra a mezzogiorno detta Fonte la Vetica.
L’attuale Pizzone risale grosso modo al XIV secolo quando furono aggregati ed incastellati diversi nuclei abitativi. Con l'"incastellamento" vennero create tre porte: Porta Lecina, verso ovest, Porta dei Santi a Santa Liberata (a 500 metri dalla quale, fuori dell'abitato, si trova la Fonte Lunga) e Porta Borea o Vorea verso San Rocco che deriva il proprio nome dal freddo vento che spira da settentrione.
Secondo l'architetto Franco Valente, della medioevale Porta dei Santi «rimane solo un vago ricordo nell’arco che ne ripete il limite originario sulla cortina di case sovrapposte all’antica cinta muraria angioina». Fuori dall’abitato si segnala una torretta di avvistamento saracena del IX secolo.
|